La Storia

“Nell’anno 1906 un gruppo di volenterosi operai decisero di costituire una società di mutuo soccorso in questa periferia. Nel 908 le davano il nome di “Edmondo De Amicis” e inauguravano i locali in via Gassino 8. Ma nonostante tutta la buona volontà non si poterono pagare i sussidi che a datare dal 1° luglio 1908.”

La Fondazione della De Amicis

Lo spirito progressista della Società, come si riscontra dallo statuto dell’epoca, è sottolineato anche dalla decisione di essere “d’ambo i sessi”, sin dalla fondazione, a differenza di molte altre società che nacquero maschili e solo più tardi accettarono l’iscrizione di lavoratrici.

I verbali dal 1908 al 1919 testimoniano della serietà e scrupolosità con cui si procedette all’elezione delle cariche (presidente, vicepresidente, consiglieri e revisori dei conti), delle tessere e dei libretti, dell’approvazione di alcuni articoli dello Statuto.

Nella seduta del 9 giugno 1908 fu eletto presidente Casimiro Vacca, caporeparto dell’azienda dei Tram: non essendo operaio non avrebbe potuto ricoprire la carica di presidente, ma la sua capacità e la sua dedizione erano tali che riscosse i voti della maggioranza.

La Società La Fratellanza che era stata fondata alla Madonna del Pilone nel 1882, si fuse nel 1919 con la Società di Mutuo Soccorso Edmondo De Amicis, creando un sodalizio unico degli operai d’ambo i sessi della Barriera di Casale. Della più antica Società, quella denominata “La Fratellanza” esistono pochi documenti, sopratutto registri anagrafici dei soci. Tuttavia è certo che “La Fratellanza”, fin dalla sua nascita e come tutte le altre Società dell’epoca, avesse il compito di assistere i soci lavoratori in caso di malattia e invalidità, di offrire un luogo di incontro, socialità e aggregazione, con il gioco delle carte e della bocce.

Il Presidente Filippetto

Nel 1922 venne inaugurata una nuova sede, in corso Casale 134, dove è tuttora presente, su un terreno comprato dai banchieri Kuster e Momigliano.

“La sede sociale venne inaugurata l’11 giugno 1922; il numero di cooperatori è di 275 e i loro nomi sono scritti in oro su una lapide decorativa, inaugurata il 23 settembre del 1922.”

Nel 1922 il Fascismo prese il potere in Italia e il suo regime dittatoriale iniziò ad esercitare un ferreo autoritarismo, nei confronti di ogni ambito della vita del Paese, di conseguenza anche nei confronti delle Società di Mutuo Soccorso, che si degnò di lasciar sopravvivere e non soppresse, saccheggiò o incendiò come molte altre, sopratutto quelle di categoria e perciò più sospette di politicizzazione.

La De Amicis fu costretta ad aderire all’Ente Nazionale Fascista della Cooperazione, a chiedere l’autorizzazione per ogni minima manifestazione, persino per una gara di carte, a inviare regolarmente dettagliate relazioni sulle attività. Ad esempio, le imposizioni erano tra le più diverse: creare la cassa Invalidità e Vecchiaia, dare pubblica lettura degli “storici” discorsi del capo del Governo (mai venne nominato Mussolini), partecipare alla gita a Predappio, celebrare gli anniversari del Natale di Roma e della nascita dell’Impero e molte ancora…

Nel 1936 venne imposto che il Consiglio fosse composto esclusivamente da iscritti al partito fascista: infatti Giuseppe Gilli, in carica da 15 anni, ma non tesserato al Partito, fu costretto a dimettersi.

Gli Anni della Guerra

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la Società offrì, nelle varie Giornate del soldato, doni e distrazioni ai giovani militari, pur disponendo di pochi mezzi.

Il 13 giugno del 1943, nonostante la guerra che continuava da tre anni, non si rinunciò a festeggiare l’anniversario della fondazione della Società, con l’attenzione che il tutto fosse “improntato con la disciplina e la serietà che l’ora attuale richiede”.

Nell’inverno 1944 il settore del partito Comunista di borgo San Paolo aveva deciso di organizzare una scuola di partito, per la formazione dei futuri quadri: venne proposta come sede, la Società De Amicis, che nei pomeriggi dei giorni feriali era, in quei tempi, sempre vuota e, cosa più importante, offriva in caso di emergenza la possibilità di fuggire dal cortile, scavalcando il muretto, oltre il campo per il gioco delle bocce.

Nei giorni dell’insurrezione dell’aprile 1945 la Società rimase chiusa e venne riaperta dopo la Liberazione.

A guerra conclusa, si tenne la prima assemblea il 14 luglio del 1945: era necessario rinnovare le cariche, furono riammessi i soci allontanati per antifascismo, vennero aiutate le vedove di soci morti durante la guerra o nella deportazione.

Negli anni ’50 e nei primi anni ’60 le attività della Società proseguirono, grazie all’impegno disinteressato di molti soci, nello spirito di solidarietà di sempre, con le finalità ricreative e culturali che erano state da sempre al centro dell’azione della De Amicis, anche durante il periodo fascista.

Era tuttavia inevitabile che anche sulla Società De Amicis influissero le trasformazione culturali, sociali ed economiche, che Torino (e tutta l’Italia) stavano vivendo: nuove dinamiche e nuove caratteristiche segnavano un più avanzato sistema di previdenza pubblica e di assistenza; anche gli stessi processi produttivi e le nuove forme di socialità e di impiego del tempo libero erano in fase di profonda evoluzione: i giovani cominciarono ad aspirare ad altri modelli di socialità, nei bar, nelle discoteche, negli stadi e nelle associazioni specifiche.

Per questi motivi, verso la fine degli anni ’60 la Società De Amicis entrò in crisi e cercò di attuare una radicale trasformazione e ristrutturazione, nel tentativo di sostituire alle ormai anacronistiche finalità del mutuo soccorso, quelle del più moderno cooperativismo.

Nell’assemblea straordinaria del 13 dicembre 1973 la De Amicis si trasformò in “Società cooperativa di consumo a responsabilità limitata”, aderendo al modello di grandi organizzazioni nazionali.